L’acrobata dell’attimo
05 Jul 2007 Cerco sempre di approfondire la fotografia, in ogni campo, dove posso. Per questo cerco sempre di inserirla in qualche esame o lavoro. Come l'esame di "semiotica delle arti" allo IUAV.
HO realizzato una piccola ricerca su alcune opere fotografiche dell’artista 
La relazione tra il venditore di frutta che dorme e il graffito sul muro sopra esso è un enigma con diverse possibili interpretazioni. Qualunque fosse la personale congettura di Cartier Bresson a proposito del significato di questa relazione, nello stesso tempo vedeva che la rassomiglianza tra la testa disegnata e quella reale era straordinaria e che qualunque spiegazione della loro relazione sarebbe stata meno interessante di questo continuo mistero.
L’avvento di fotocamere di piccole dimensioni, veloci, semplici e precise ha permesso hai fotografi di lavorare con spontaneità, intuizione e accuratezza. Ha inoltre incoraggiato a luoghi precedentemente troppo pericolosi o troppo difficili da raggiungere con le vecchie fotocamere troppo grandi e troppo lente.
L’arena era uno di quei luoghi da cui anche i più avventurosi e atletici fotografi si tenevano alla larga.
Questa fotografia mostra le entrate interne dell’arena di Valencia dal punto di vista del toro; per realizzare questa immagine dell’uomo che sta osservando l’azione da una piccola finestra rettangolare, Cartier Bresson entrò nel ring.
La complessa composizione rispecchia l’influenza del cubismo sul lavoro dell’artista.
Tutti i maggiori elementi strutturali sono frammentati: le porte dell’arena sono socchiuse e separano i cerchi concentrici in archi e il numero 7 in due forme astratte;la figura in primo piano è in effetti tagliata dalla porta la sua immagine è in rapporto con la figura in secondo piano della quale non è visibile il volto ma che è vestita con gli stessi abiti di quella in primo piano; anche gli occhiali circolari del custode sono storti, una lente cattura la luce, l’altra rimane trasparente.
L’immagine nella sua interezza rappresenta la teoria delle avanguardie della visione multipla simultanea e è una soffisticata critica allo stile classico della composizione fotografica di quegli anni.
Attraverso fotografie come questa, Cartier Bresson forza lo sguardo ad accettare il mistero e l’incoerenza come parti dell’esperienza del mondo moderno: noi non dobbiamo chiudere la porta, allineare gli anelli, ricostruire il numero o pulire la visione degli occhiali del custonde.
L’immagine è stata scattata nel 1932, dietro la stazione di St. Lazare, una grande stazione della ferrovia di Parigi. In primo piano vi è la silhouette di un uomo nell’atto di saltare. Il soggetto particolare, dell’uomo con il cappello a bombetta, è sfruttato da Cartier Bresson come una possibilità per mostrarci astutamente e pienamente ancora una volta la relazione tra questo uomo e il mondo che lo circonda. Attraverso le linee, le forme, le curve e i giochi tra luce e ombra, il fotografo mostra come l’individuo sia connesso alla realtà in una relazione continua e che è questa relazione che dà significato e importanza all’individuo stesso.
L’uomo nella fotografia è allo stesso tempo se stesso come individuo e individuo incluso in una relazione. Il suo essere in movimento è accentuato dalle diagonali delle sue gambe risaltate dal contrasto tra nero e bianco, facendole spiccare maggiormente rispetto ad altre parti dell’immagine.
È l’uomo nella sua individualità che compie il salto. Ma egli è anche, allo stesso tempo, in relazione con altro: prima di tutto vediamo la sua immagine riflessa nell’acqua sotto di lui. Nella composizione dell’immagine, il tallone dell’uomo, che quasi sfiora la superficie dell’acqua ma non del tutto lasciandola immobile e ferma, rappresenta un punto critico: lo scatto eseguito solo alcuni istanti prima o dopo avrebbe completamente ribaltato la relazione dell’uomo con lo spazio circostante.
Inoltre si nota come la curva V delle gambe in movimento sia ripetuta, non solo nel riflesso sull’acqua, ma anche nelle linee dei tetti sullo sfondo.
Infine sul muro in lontananza vi sono manifesti con rappresentate due figure che saltano come sta facendo l’uomo, ma in direzione opposta.
Cateir Bresson è sempre stato affascinato da linee ed elementi geometrici che rafforzano le sue opere: giocando con esse il fotografo francese riesce a creare bilanciamenti o sbilanciamenti voluti alla composizione, potenziandone ulteriormente il significato.
“Fotografare significa riuscire a riconoscere - in modo simultaneo e in una frazione di secondo - contemporaneamente un fatto in sè e il significato che gli fornisce la rigorosa organizzazione della percezione visiva delle forme. Questo si ottiene soltanto ponendo sullo stesso asse mente, occhio e cuore.”
Henri Cartier Bresson
da Dialogue with Photography.
Photography 





My favorite thing 2009
Reader Comments (1)
Come si fa a non parlare dell'acrobata dell'attimo (io aggiungerei anche della "sospensione")? Anch'io sono un Cartier dipendente, non quello dei diamanti/gioelli dai quali non nasce niente (come diceva Fabrizio).
Normalmente le pubblicazioni fotografiche sono molto care, ma per fortuna di Henri Cartier Bresson ne hanno fatte molte, anche economiche. Di molto bella c'è quella di Reporter senza frontiere.